martedì 22 dicembre 2009

Il vicino di tavolo


Anche oggi, come ogni giorno, sono andato a pranzare nel mio locale preferito, un luogo caldo e accogliente, dove nel periodo delle feste si respira aria di scambio di regali tra amici davanti ad un buon pasto o una fetta di torta. Dopo aver scelto il piatto da ordinare, distolgo lo sguardo dal menù e lo vedo. Mi fissava.
Aveva un'aria vispa e allegra. Era seduto sulla sedia nel tavolo accanto al mio. Ha trascorso gran parte del pranzo a guardarsi intorno, ogni tanto incrociava il mio sguardo, ma poi subito dopo qualcosa distoglieva la sua attenzione. Solo la sua inconsapevole incoscienza lo salvava da un sicuro imbarazzo. Indossava un vestito di panno rosso, aderente, con i bordi segnati da un morbido tessuto bianco. Sulla sommità faceva capolino un piccolo pon pon bianco che si agitava con i movimenti svelti del suo corpo.
Praticamente era vestito da Babbo Natale.
La scelta dell'abbigliamento non era la cosa più stramba, anche perchè non scaturiva dalla sua decisione ma da quella della donna bionda che gli stava seduta affianco, intenta a gustare una piatto di farfalle agli spinaci che poi avrebbe avanzato con aria insoddisfatta.
Era una scena decisamente inopportuna: vestito da Babbo Natale e seduto sulla sedia al tavolo di uno dei più frequentati locali del centro all'ora di pranzo.
Tuttavia la cosa più sconvolgente era un'altra: affianco a me, seduto su una sedia, avevo un cane, un volpino, vestito da Babbo Natale.
Poverino, bastava rivolgere un fugace sguardo alla sua padrona per capire il motivo di una simile idiozia, non ci sono parole per descrivere la "mise" di questa donna e il suo comportamento.
E' già sufficientemente disdicevole seviziare una povera bestia "vestendola" in modo ridicolo, ma addirittura farla stare seduta a tavola, occupando una sedia, in un'affollata sala da pranzo rasenta la maleducazione.
Con tutto l'amore che si può provare verso gli animali, non si può mai prescindere dal rispetto, che va loro garantito prima di ogni altra cosa.
Quindi, per favore, non siate ridicoli.

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